La stessa misura non è stata disposta, come si diceva proprio sull'articolo dedicato a Saro, per una educatrice milanese 30enne rimasta anonima al contrario del Colella: la donna, qualche mese dopo il fattaccio di Billy Ballo, si è resa responsabile di violenza sessuale su un suo allievo 13enne. La relazione anche in quel caso era consensuale, ma come per il Colella si configurava un reato in quanto nel rapporto era coinvolto un minore. Da quanto si apprende dal pezzo del Corriere, alla donna sono stati concessi gli arresti domiciliari due giorni dopo l'arresto: la PM Cristana Roveda all'epoca, vedendo che l'imputata aveva deciso di confessare la relazione e collaborare con gli inquirenti, ha infatti chiesto al GIP Andrea Ghinetti di applicare la misura della detenzione in casa al posto del carcere. Anche Colella ha confessato spontaneamente; dunque, perché lui resta in carcere? Perché il suo nome è stato pubblicato e quello dell'educatrice di Milano no?
Movimento per le Pari Opportunità
Per una vera rinascita della donna nella società attuale e la valorizzazione del suo ruolo. Contro il femminismo radicale e la strumentalizzazione dei fatti di cronaca
lunedì 16 aprile 2012
Resta in carcere Marco Colella, il professore accusato di aver fatto sesso con una sua alunna
Avellino — Due pesi e due misure, come al solito. Marco Colella, l'insegnante di musica accusato di aver avuto una relazione sessuale con una sua studentessa 14enne, è rimasto in carcere. Il rapporto, come dichiarato dal Colella e dalla stessa 14enne, era consensuale, tuttavia data la minore età della ragazza si configura il reato di "corruzione di minore": questo il motivo per cui il GIP Antonio Sicuranza ha disposto il carcere per l'uomo. Il reato è lo stesso di cui è stato accusato Alessio Saro, in arte Billy Ballo, circa tre anni fa.
La stessa misura non è stata disposta, come si diceva proprio sull'articolo dedicato a Saro, per una educatrice milanese 30enne rimasta anonima al contrario del Colella: la donna, qualche mese dopo il fattaccio di Billy Ballo, si è resa responsabile di violenza sessuale su un suo allievo 13enne. La relazione anche in quel caso era consensuale, ma come per il Colella si configurava un reato in quanto nel rapporto era coinvolto un minore. Da quanto si apprende dal pezzo del Corriere, alla donna sono stati concessi gli arresti domiciliari due giorni dopo l'arresto: la PM Cristana Roveda all'epoca, vedendo che l'imputata aveva deciso di confessare la relazione e collaborare con gli inquirenti, ha infatti chiesto al GIP Andrea Ghinetti di applicare la misura della detenzione in casa al posto del carcere. Anche Colella ha confessato spontaneamente; dunque, perché lui resta in carcere? Perché il suo nome è stato pubblicato e quello dell'educatrice di Milano no?
La stessa misura non è stata disposta, come si diceva proprio sull'articolo dedicato a Saro, per una educatrice milanese 30enne rimasta anonima al contrario del Colella: la donna, qualche mese dopo il fattaccio di Billy Ballo, si è resa responsabile di violenza sessuale su un suo allievo 13enne. La relazione anche in quel caso era consensuale, ma come per il Colella si configurava un reato in quanto nel rapporto era coinvolto un minore. Da quanto si apprende dal pezzo del Corriere, alla donna sono stati concessi gli arresti domiciliari due giorni dopo l'arresto: la PM Cristana Roveda all'epoca, vedendo che l'imputata aveva deciso di confessare la relazione e collaborare con gli inquirenti, ha infatti chiesto al GIP Andrea Ghinetti di applicare la misura della detenzione in casa al posto del carcere. Anche Colella ha confessato spontaneamente; dunque, perché lui resta in carcere? Perché il suo nome è stato pubblicato e quello dell'educatrice di Milano no?
giovedì 22 marzo 2012
Chi non versa gli alimenti alla ex va in carcere
È di oggi la notizia di un 47enne di Altivole (Treviso) arrestato dai Carabinieri per una sentenza passata in giudicato e riguardante la violazione dell'obbligo di assistenza familiare a favore della ex moglie. L'uomo non avrebbe versato gli alimenti e per questo è stato condannato a 3 mesi e 10 giorni di reclusione; i militari hanno pertanto trasferito il trevigiano in carcere.
Questo fatto dimostra quanto siano falsi i dati riportati finanche da istituti statistici accreditati secondo i quali la maggior parte dei separati non adempierebbe agli obblighi economici stabiliti dalla legge: secondo l'ISTAT ad esempio, il 75,6% degli uomini divorziati non verserebbe regolarmente denaro per l'ex coniuge e i figli. Ora, loro vorrebbero far credere che 3 persone separate su 4 rischierebbero il carcere pur di non pagare gli alimenti? Chi crede a simili sciocchezze? Il Tribunale tra le altre cose può richiedere il decurtamento coatto dallo stipendio nel caso il divorziato non voglia pagare spontaneamente il dovuto all'ex consorte. Si potrebbe obiettare che se l'uomo lavora in nero questo provvedimento giudiziale non può essere applicato; ma sulla base di quale criterio l'ISTAT è in grado di stabilire che 3 separati su 4 lavorano in nero? Sono andati a chiederlo agli interessati, che hanno ammesso candidamente di evadere gli obblighi contrattuali percependo uno stipendio in nero? O hanno forse consultato una documentazione che in realtà non esiste, in quanto per le prestazioni in nero non vengono stipulati contratti di alcun genere? In ogni caso, chi rischierebbe il carcere per una cosa simile?
Questo fatto dimostra quanto siano falsi i dati riportati finanche da istituti statistici accreditati secondo i quali la maggior parte dei separati non adempierebbe agli obblighi economici stabiliti dalla legge: secondo l'ISTAT ad esempio, il 75,6% degli uomini divorziati non verserebbe regolarmente denaro per l'ex coniuge e i figli. Ora, loro vorrebbero far credere che 3 persone separate su 4 rischierebbero il carcere pur di non pagare gli alimenti? Chi crede a simili sciocchezze? Il Tribunale tra le altre cose può richiedere il decurtamento coatto dallo stipendio nel caso il divorziato non voglia pagare spontaneamente il dovuto all'ex consorte. Si potrebbe obiettare che se l'uomo lavora in nero questo provvedimento giudiziale non può essere applicato; ma sulla base di quale criterio l'ISTAT è in grado di stabilire che 3 separati su 4 lavorano in nero? Sono andati a chiederlo agli interessati, che hanno ammesso candidamente di evadere gli obblighi contrattuali percependo uno stipendio in nero? O hanno forse consultato una documentazione che in realtà non esiste, in quanto per le prestazioni in nero non vengono stipulati contratti di alcun genere? In ogni caso, chi rischierebbe il carcere per una cosa simile?
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martedì 20 marzo 2012
Davide Insinna, la Nuovi Orizzonti e la menzogna di genere
Il signor Davide Insinna, presidente della Nuovi Orizzonti e gestore di un gruppo Facebook (reperibile al seguente indirizzo) che si è poi dimostrato essere solo una plateale clonazione di un'altra pagina, intitolata con lo stesso nome ma creata molto prima (1 marzo 2008), ha recentemente postato sul suddetto blog o pagina che dir si voglia una notizia secondo cui un certo Abd-el-Rahman Ayoub, cittadino francese di origine giordana, sarebbe stato riconosciuto colpevole di abusi sulla figlia di 8 anni da un giudice di Lilla che avrebbe però disposto per lui il non luogo a procedere in quanto musulmano praticante. Secondo l'autrice dell'articolo, tale Alessandra Boga, il magistrato avrebbe in realtà assolto l'uomo in quanto «essendo [egli] musulmano praticante ed emigrato in Francia solo di recente non si può pretendere di applicare alla sua mentalità la nostra moralità; in Giordania, suo paese di origine, questo tipo di rapporti sessuali [stupro di una minorenne] sono infatti ritenuti, sulla base del Corano, un fondamentale rito di iniziazione». La "giornalista" pubblica sul blog notizie.it un'immagine di questo Ayoub, la stessa che potete osservare a fianco; peccato che questa foto si riferisce in realtà a tale Elias Abuelazam, serial killer israeliano trapiantato negli Stati Uniti. La stessa ricerca del nome Abd-el-Rahman Ayoub su Google produce soltanto risultati che usano quel blog come fonte primaria.
Insomma, una bufala. E il signor Insinna, proprio per istigare l'odio di genere e al solo ed unico scopo di criminalizzare il maschio come richiesto dalla sorellanza, è andato a cercare con il lanternino proprio una bufala particolarmente odiosa e tesa a dimostrare quanto il genere maschile abbia istituzionalmente inclinazioni pedofile e possa soddisfare le proprie voglie col consenso sociale e finanche con l'approvazione della legge. Era evidente che una notizia simile costituisse solo una calunnia, ma a quanto pare molti non se ne sono accorti. Un altro punticino per la Grande Sorellanza e per la Nuovi Orizzonti.
Aggiornamento: non ho resistito alla tentazione di far notare la cosa alla "giornalista", che ha prontamente cancellato l'articolo. No worries, potete trovarlo sulla cache di Google qui.
Insomma, una bufala. E il signor Insinna, proprio per istigare l'odio di genere e al solo ed unico scopo di criminalizzare il maschio come richiesto dalla sorellanza, è andato a cercare con il lanternino proprio una bufala particolarmente odiosa e tesa a dimostrare quanto il genere maschile abbia istituzionalmente inclinazioni pedofile e possa soddisfare le proprie voglie col consenso sociale e finanche con l'approvazione della legge. Era evidente che una notizia simile costituisse solo una calunnia, ma a quanto pare molti non se ne sono accorti. Un altro punticino per la Grande Sorellanza e per la Nuovi Orizzonti.
Aggiornamento: non ho resistito alla tentazione di far notare la cosa alla "giornalista", che ha prontamente cancellato l'articolo. No worries, potete trovarlo sulla cache di Google qui.
domenica 11 marzo 2012
La lettera scarlatta del nuovo millennio
Non si fermano le contestazioni contro Strauss-Kahn: dopo la protesta delle Femen, è arrivata quella delle studentesse femministe di Cambridge, presso la cui Università DSK è stato invitato a tenere una lectio magistralis sulla crisi finanziaria. Alla manifestazione secondo la polizia avrebbero partecipato circa 200 persone. Una conferenza parallela è stata tenuta da Douglas Wigdor, l'avvocato della cameriera del Sofitel, invitato dal comitato per i diritti delle donne del sindacato studentesco dell'ateneo, contrario all'arrivo dell'ex presidente del FMI.
Secondo le femministe, l'invito a DSK sarebbe derivato dalla sua «notorietà criminale» (è stato recentemente incarcerato e poi subito rilasciato in Francia per un non ben precisato favoreggiamento alla prostituzione), mentre per Wigdor l'atto di offrire a Strauss-Kahn «una piattaforma dalla quale esprimersi rappresenta un affronto a tutte le vittime di molestie sessuali».
Striscioni e cartelli ostili come quelli che vedete nelle immagini dimostrano le conseguenze della menzogna feminazista: quando una donna decide di denunciare, anche se poi alla fine si scopre essere una bugiarda come nel caso della Diallo, la vittima delle accuse rimane marchiata. Non è la calunniatrice a finire su un ipotetica lista nera, no; anzi, lei continua a ricevere il supporto della folla in quanto "vittima". La società matriarcale ha voluto che sia sempre il maschio a subire l'onta perpetua ed essere "bollato" come stupratore a vita. Non bastano l'umiliazione delle manette, il carcere (DSK è rimasto sei giorni nell'inferno di Rikers Island, il penitenziario newyorkese dove vengono ospitati i peggiori criminali, veri o falsi che siano), la perdita di una posizione di prestigio e di ambizioni future; è necessaria l'infamazione sine die.
Si noti che quello che è successo a Strauss-Kahn può accadere a chiunque: la violenza sessuale è una fattispecie che non richiede virtualmente alcuna prova che non sia la parola della presunta martire. Solo le inconsistenze nella parola della "carceriera" possono salvare il malcapitato. Possiamo ritenere tuttavia che questo accada piuttosto sovente, visto che il 41% delle accuse di stupro vengono etichettate come fasulle. Ma cosa succede poi, dopo, al malcapitato, è quello che ci preoccupa maggiormente: è la condanna sociale il danno più pesante che egli deve subire. La calunniatrice, una volta accertate le menzogne, non si deve preoccupare di niente: continuerà a ricevere lo status di vittima e nessuno si sognerà anche solo lontanamente di indagare su di lei. Nessun procuratore si adopererebbe ad esempio a perseguire la Diallo, se vuole conservare il proprio posto: la pressione femminista è troppo forte. Certo, dovrà rinunciare al vitalizio e accontentarsi dei soli introiti derivanti dalle interviste a pagamento, ma non ci pare questa una grave ingiustizia, onestamente. Ma quella che è la vera vittima, invece, dovrà sopportare per l'intera esistenza ciò che il matriarcato ha disposto per lui in quanto essere geneticamente predisposto alla violenza. Strauss-Kahn insegna.
Secondo le femministe, l'invito a DSK sarebbe derivato dalla sua «notorietà criminale» (è stato recentemente incarcerato e poi subito rilasciato in Francia per un non ben precisato favoreggiamento alla prostituzione), mentre per Wigdor l'atto di offrire a Strauss-Kahn «una piattaforma dalla quale esprimersi rappresenta un affronto a tutte le vittime di molestie sessuali».
Striscioni e cartelli ostili come quelli che vedete nelle immagini dimostrano le conseguenze della menzogna feminazista: quando una donna decide di denunciare, anche se poi alla fine si scopre essere una bugiarda come nel caso della Diallo, la vittima delle accuse rimane marchiata. Non è la calunniatrice a finire su un ipotetica lista nera, no; anzi, lei continua a ricevere il supporto della folla in quanto "vittima". La società matriarcale ha voluto che sia sempre il maschio a subire l'onta perpetua ed essere "bollato" come stupratore a vita. Non bastano l'umiliazione delle manette, il carcere (DSK è rimasto sei giorni nell'inferno di Rikers Island, il penitenziario newyorkese dove vengono ospitati i peggiori criminali, veri o falsi che siano), la perdita di una posizione di prestigio e di ambizioni future; è necessaria l'infamazione sine die.
Si noti che quello che è successo a Strauss-Kahn può accadere a chiunque: la violenza sessuale è una fattispecie che non richiede virtualmente alcuna prova che non sia la parola della presunta martire. Solo le inconsistenze nella parola della "carceriera" possono salvare il malcapitato. Possiamo ritenere tuttavia che questo accada piuttosto sovente, visto che il 41% delle accuse di stupro vengono etichettate come fasulle. Ma cosa succede poi, dopo, al malcapitato, è quello che ci preoccupa maggiormente: è la condanna sociale il danno più pesante che egli deve subire. La calunniatrice, una volta accertate le menzogne, non si deve preoccupare di niente: continuerà a ricevere lo status di vittima e nessuno si sognerà anche solo lontanamente di indagare su di lei. Nessun procuratore si adopererebbe ad esempio a perseguire la Diallo, se vuole conservare il proprio posto: la pressione femminista è troppo forte. Certo, dovrà rinunciare al vitalizio e accontentarsi dei soli introiti derivanti dalle interviste a pagamento, ma non ci pare questa una grave ingiustizia, onestamente. Ma quella che è la vera vittima, invece, dovrà sopportare per l'intera esistenza ciò che il matriarcato ha disposto per lui in quanto essere geneticamente predisposto alla violenza. Strauss-Kahn insegna.
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giovedì 8 marzo 2012
Sette mesi di carcere per una violenza mai commessa, assolto
Messina, 4 marzo 2012 Si è fatto sette mesi di carcere con l'accusa di aver molestato una collega cameriera (nello specifico, il capo di imputazione era violenza sessuale) per poi essere assolto: il fatto non sussiste, hanno sentenziato i giudici. Alam Suhadul, 32enne del Bangladesh, è stato difeso dall'avvocato Giovanni Cicala e da Simone Giovannetti.
I fatti risalgono al 10 settembre 2010; i due lavoravano insieme in un ristorante di Vulcano. Lei, una 21enne palermitana, lo aveva denunciato per molestie aggravate poi sfociate nell'imputazione di violenza sessuale. La giovane, rimasta anonima, in tribunale si è più volte contraddetta; a favore dell'assoluzione hanno giocato anche numerose testimonianze depositate dal titolare del locale e dai colleghi di lavoro.
I fatti risalgono al 10 settembre 2010; i due lavoravano insieme in un ristorante di Vulcano. Lei, una 21enne palermitana, lo aveva denunciato per molestie aggravate poi sfociate nell'imputazione di violenza sessuale. La giovane, rimasta anonima, in tribunale si è più volte contraddetta; a favore dell'assoluzione hanno giocato anche numerose testimonianze depositate dal titolare del locale e dai colleghi di lavoro.
martedì 6 marzo 2012
Il negazionismo di Licia Palmentieri
Vorremmo segnalare un commento fatto da una certa Licia Palmentieri, una tizia nota anche con il nome di Viviana Hammill (vh) e in intimità con quel gran pezzo d'uomo che è il dottor Mazzeo, su Facebook. Si tratta nella fattispecie di un dialogo che per qualche motivo ha tirato in ballo la storia di Angela L. La Palmentieri (non a caso ribattezzata Viviana la bugiarda) scrive a proposito
Per me non è escluso che si sia trattato di un pastrocchio in buona fede né che invece la bambina non sia stata convinta dai genitori stessi per una sindrome di Stoccolma.insomma, secondo lei l'obbligare una bambina di sette anni ad accusare di pedofilia il suo papà con la minaccia che se non lo avesse fatto non avrebbe più rivisto la sua mamma e sarebbe rimasta rinchiusa a vita in un centro Cismai (come testimoniato da agenti delle forze dell'ordine in Tribunale) sarebbe un errore fatto in buona fede. Come sarebbe stato un errore in buona fede l'aver estorto la parola "pisello" ad Angela in occasione di quell'unica visita in cui era assente il perito di famiglia e la piccola è rimasta sola con l'abusologa; probabilmente per questa tizia non contano nulla le parole scambiate tra la Malacrea e Forno e intercettate dalla polizia. E neanche quanto riportato dagli ermellini sul dispositivo di assoluzione del padre. La Palmentieri ipotizza addirittura che i suoi genitori l'abbiano plagiata a vita costringendola ad accettare gli abusi che in realtà ci sarebbero stati: non sappiamo bene come possano aver fatto a corromperla visto che non potevano avere contatti con lei da quando l'hanno prelevata da scuola, ma secondo questa delinquente (non sappiamo come altro definirla) si potrebbe ipotizzare una sorta di sindrome di Stoccolma. Evidentemente questa tizia non sa che gli effetti della sindrome di Stoccolma si manifestano in prossimità dell'evento traumatizzante e scemano con il tempo: di fatto Angela avrebbe inizialmente accusato il padre salvo poi acquisire con il tempo la consapevolezza del fatto che nessun abuso c'era mai stato. Esattamente al contrario. In ogni caso nessuno ha mai parlato in psichiatria di sindrome di Stoccolma in relazione ad eventi che non siano rapimenti e/o accadimenti in cui si instaura un rapporto del tipo prigioniero-carceriere. Insomma, questa gente si prodiga tanto per negare patologie studiate e proposte da psichiatri di fama salvo poi inventarsi sul momento sindromi quali questa qua o anche quell'altra, la Sindrome di violenza domestica per procura (http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2010/07/03/violenza-domestica-per-procura-domestic-violence-by-proxy/). Ecco il motivo per cui noi ci teniamo molto che questa gente la smetta di insozzare i media con le loro menzogne e le loro frodi; come già abbiamo fatto per un altro episodio, invitiamo a segnalare il gruppo della Palmentieri che si trova al seguente indirizzo (potete farlo solo se avete un account Facebook): http://www.facebook.com/Noallaviolenzasulledonnevero2.
I ricordi falsi, cioè quelli ammorbati dalla soggettività, si formano contemporaneamente alla formazione del sé.
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lunedì 5 marzo 2012
Tenta di ammazzare il marito a coltellate: ai domiciliari
Toano, 23 febbraio 2012 — Aveva accoltellato il marito alle spalle, ha raccontato al giudice che lui si era ferito da solo e ora è ai domiciliari continua...
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